San Carlo qui da noi

San Carlo qui da noi

San Carlo Borromeo, da poco arrivato a Milano per risiedervi come Arcivescovo, si era proposto di visitare tutta la sua vastissima diocesi. Questo non era soltanto in ossequio alle precise indicazioni del Concilio di Trento, ma anche per conoscere personalmente, da autentico pastore il gregge, che la volontà di Dio gli aveva affidato. Nel settembre 1566 è nella pieve di Pontirolo alla quale apparteneva anche Roncello. Il giorno 20 di mattina partito da Treviglio si porta a Trezzo e la visita. Poi va Colnago, giunge a Busnago e lì gli viene detto che c'è un' altra comunità da visitare, appunto Roncello. San Carlo ci viene, forse è ormai sera la giornata è stata intensa perché nulla è tralasciato, il santo vuole vedere tutto, s'informa d'ogni cosa e interroga un po' tutti preti e laici. Si era anche prefisso di definire, secondo le chiare precisioni del Concilio, la parrocchianità di quelle comunità con cura d'anime che presentavano le caratteristiche sufficienti da poter svolgere le funzioni tipiche di una parrocchia, ciò che invece mancava del tutto a Roncello. Arrivando da Busnago trova qui quattro case ma non vede la Chiesa, "dove sarà in questo sperduto paese ?" deve essersi chiesto San Carlo. Gliela indicano un po' fuori dell'abitato sulla strada che va a Trezzo in mezzo ai campi, piccola ben elevata rispetto al livello della strada, senza campanile, con i segni di un'età assai rilevante. (la prima chiesetta di Roncello risale a prima del Mille, sono state trovate delle indicazioni in documenti di quel tempo che la davano come già esistente). E' dedicata a Sant'Ambrogio. Sul lato a sinistra fuori dalla chiesetta c'è un altare. Chissà poi perché vi è stato costruito, forse per potervi celebrare destate quando il tempo è bello e nella chiesetta non ci puoi stare senza morirvi dal caldo (le dimensioni di questa primitiva chiesetta sono di 6 metri circa di lunghezza per 4,5 di larghezza. In più l'altare di 2 m. per 1,5 circa.) Dentro lo squallore, non c'è confessionale, né battistero, manca l'acquasantiera. La poca luce che entra dalla porta sempre aperta lascia intravedere sull'abside dell'altare la figura di Dio padre. Il dipinto è assai sbiadito dal tempo e dal pessimo stato di conservazione della chiesetta. Il senso di desolazione trovato dal Santo deve essere stato grande. Esce, fuori tutt'intorno alla chiesetta c'è il cimitero. E' l'uso del tempo che vuole seppellire i morti dentro o fuori la chiesetta, quasi per ricordare più facilmente i trapassati e raccomandarli a Dio durante le celebrazioni liturgiche. Anche in chiesa si potevano seppellire i morti. E nella pur piccola chiesa di San Ambrogio c'erano ancora quattro sepolcreti, ma più nessuno li usava, dice la cronaca. Forse era stato un senso di giusta prudenza a non seppellire più in Chiesa i propri morti, se la chiusura del sepolcro non era più che perfetta in chiesa cerano cattivi odori. A questo punto il santo incomincio a dettare i decreti per la comunità di Roncello. "Si riordini il cimitero e sia chiuso da un recinto per impedire alle bestie che pascolano di entrarvi. Si mettano le spranghe alle porte della chiesa e la si chiuda di notte. Si tolga l'altare esterno alla chiesa perché contrario alle norme del Concilio." Ed intanto torna in paese. Si fa ospitare in una casa e qui fa chiamare la comunità dei nobili (4 o 5 famiglie in tutto) e la comunità degli uomini di Roncello ( una decina di famiglie). Espone il suo punto di vista: perché Roncello resti indipendente e sia costituita come parrocchia a tutti gli effetti gli occorre una Chiesa più vicina alle case, più grande e dotata di quanto necessario per le sue funzioni parrocchiali. Occorre provvedere alla casa del Rettore, cioè del Parroco, e ad un sia pur piccolo beneficio a sostentamento del Parroco stesso. Ma i suggerimenti del Santo non trovano quell'accoglienza che si aspettava. San Carlo sperava che i nobili, pochi ma grandi proprietari terrieri del posto, mettessero a disposizione qualche appezzamento per costruirvi la Chiesa e la canonica ed invece senza ricevere un netto rifiuto, s'accorge che quelli fanno orecchie di mercante. E allora il Santo da uomo risolutiva quale era, mentre ripercorre la strada per Busnago decide la sottomissione di Roncello per Busnago. "Fiat unio quam primum ". Sono le parole stesse di San Carlo che suonano come una sentenza di condanna. La comunità di Roncello sia unita a quella di Busnago quanto prima. Fino a quel giorno Roncello aveva avuto una sua indipendenza ecclesiastica, da quando l'organizzazione della pieve si era sfaldata. Ma da allora fino al 1885 per circa tre secoli resterà unita a Busnago. Per cui la storia religiosa di Roncello si confonderà totalmente con quella di Busnago.

   

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