Il Territorio

Il Territorio

Per una migliore conoscenza della realtà socio-territoriale di Roncello nel secolo XVI ci può essere d'aiuto la descrizione catastale del paese qual è da un documento del 1558 conservato presso l'Archivio Civico di Milano. Le proprietà erano allora divise in due sezioni: quelle civili sottoposte a particolare regime fiscale e quelle ecclesiastiche che n'erano esenti.

Di queste due serie di proprietà sarà detto dapprima il nome del proprietario e poi la consistenza estensiva in pertiche milanesi (corrispondenti a mq. 650). Di queste proprietà sarà poi indicata la particolare destinazione del terreno, cosa molto importante per capire l'aspetto geografico del paese.

La prima categoria, quella dei proprietari terrieri civili:

ANDREA da VICOMERCATO pertiche 455

FRANCESCO e fratelli da BALSAMO pertiche 1008

LEONIDA da VICOMERCATO pertiche 828

GIO BATTA da LAMPUGNANO pertiche 427

GUIDO ANTONIO da BALSAMO pertiche 396

COMUNE di RONCELLO pertiche 704

La seconda categoria, quella degli enti ecclesiastici:

ABBAZIA di S. MARIA di BRERA di Milano, pertiche 1000

CHIESA di S. AMBROGIO, pertiche 55

 

Il territorio del paese - comune autonomo - aveva una modesta estensione, circa kmq. 3166. Rispetto agli altri paesi vicini è sempre stato, allora come oggi, un piccolo paese. Ecco ora, sempre secondo le indicazioni di quel catasto, la destinazione agricola di tutto il territorio comunale.

I boschi occupano pertiche 2189 su una superficie complessiva di pertiche 4833. Questi si estendono a forma quasi circolare ai margini del paese, occupando la zona del Vareggio in tutto il suo protendersi verso sud, compresa la brughiera che si trova di là dal Vareggio nei campi chiamati poi delle 100 pertiche ed ora divenuta zona industriale di Roncello. A sud i boschi confinavano con quelli di Basiano e Castellazzo; ad ovest la zona del bosco era tutta la Valletta, il Crocetto, la Campagna e su fino ai boschi e la brughiera di Borgonovo. Solo la parte nord del paese, terreni coltivati, aveva a confine i terreni coltivati di Busnago. I boschi erano di diversa natura: ad alto fusto oppure bosco ceduo da tagliarsi ogni anno. Gli alberi ad alto fusto erano principalmente querce, rovere, carpini e castagni.

La seconda destinazione cui si fa cenno al catasto ha la denominazione di " campo avidato ", cioè coltivato a vite, occupa circa 1882 pertiche. Lo sappiamo da altre fonti che qui la vite crescevano bene e produceva vini pregiati. Proprio a causa della natura del terreno argilloso si aveva ricca e svariata produzione: il rosso aredente di Busnago, il bianco amabile di Masate (tanto decantato da Carlo Porta nelle sue poesie). Viene facile pensare che allora il vino doveva scorrere a fiumi. Dunque lunghi filari di vigneti e certamente nulla tra fila e fila per un maggiore respiro della vite.

E' poi indicato il campo destinato a coltura detto arartorio per la coltivazione di grano (insieme a segale, miglio e avena), che occupa soltanto 448 pertiche. Il granoturco non è ancora arrivato dalle Americhe. Ricordiamoci inoltre che la popolazione supera di poco le cento unità, vecchi e bambini compresi. Le braccia valide al lavoro erano dunque poche, appena sufficienti a provvedere in ottobre alla semina del grano, mentre già fervevano i lavori per la pigiatura dell'uva.

Circa 33 pertiche di terreno erano destinate a prato, detto nel catalogo catastale " prà sut " prato asciutto, in altre parole prato non irrigato. Perciò dai tagli scarsi e limitati forse a due, il maggengo e uno a settembre. Le bestie da stalla dovevano essere poche, ed effettivamente nei documenti non se ne fa gran cenno: qualche cavallo per i nobili che andavano e venivano a Milano; buoi per il trasporto e l'aratura e qualche mucca. Numerose invece le pecore e le capre che erano lasciate circolare liberamente, tanto che si potevano trovare dappertutto, anche nel piccolo cimitero che attorniava la chiesetta di S. Ambrogio, fatto che determinò l'ordinanza di S. Carlo di recingere il campo santo per impedire a questi animali di entrarvi liberamente.

Il catasto ci ricorda poi che 107 pertiche erano destinate per le abitazioni e gli orti. Nel centro del paese le quattro case, quelle dei nobili e quelle dei massari (contadini), ogni casa aveva il suo orto o giardino dove ogni famiglia (11 in tutto) coltivava frutta e verdura.

Ed infine ben 174 pertiche erano inutilizzate: il catasto lo indica con il termine " terreno incolto ".Tutti i proprietari avevano chi più chi meno del terreno che non coltivavano per niente. Se teniamo presente che la mano d'opera era limitata, che periodicamente succedevano epidemie che decimavano la popolazione, è facile capire il perché di tanto terreno non sfruttato.

   

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